Unrae, veicoli industriali all’attacco

Unrae, veicoli industriali all’attacco

UNRAE, l’Associazione delle Case Automobilistiche Estere presenti sul mercato italiano ha presentato, nella splendida cornice dell’Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano in Roma, due studi affidati ad enti di ricerca esterni. L’ormai consueto appuntamento d’autunno nel quale UNRAE esamina la situazione del mercato dei Veicoli Industriali, quest’anno è stato dedicato all’analisi dell’aggiornamento delle dinamiche e delle prospettive dell’autotrasporto italiano, in funzione del raggiungimento degli obiettivi di una mobilità più sostenibile, sicura ed efficiente.
Secondo l’indagine GiPA, giunta alla sua terza edizione per conto di UNRAE, l’Italia ha in mano
un’opportunità straordinaria di rinnovare il suo parco circolante – tra i più vecchi d’Europa – e
raggiungere simultaneamente più obiettivi: dalla diminuzione dei consumi e delle emissioni di CO2 e
di inquinanti atmosferici, alla riduzione della spesa per il carburante, ai benefici per la sicurezza
stradale.
Lo studio di RIE (Centro Ricerche Industriali ed Energetiche) è stato condotto con l’obiettivo di
valutare in che modo e con quale impatto le nuove tecnologie motoristiche potranno dare risposte
concrete alla transizione energetica. Partendo dall’analisi dei dati del settore dal punto di vista delle
motorizzazioni presenti e delle ipotesi di rinnovo del parco circolante, lo studio riconosce che la
possibilità di ridurre le emissioni inquinanti certamente continuerà nei prossimi anni, ma sarà
fortemente condizionata dalla rapidità con la quale verrà rinnovato il parco applicando il principio
della neutralità tecnologica.

Il Presidente della Sezione Veicoli Industriali di UNRAE, Franco Fenoglio, ha ricordato
che UNRAE ha deciso di commissionare le ricerche presentate oggi nell’intento di portare un
contributo di chiarezza e di realismo nell’informazione sul settore, sottolineando come si dimostri
strabica e priva di ogni fondamento ragionevole e concreto una politica che da un lato obbliga i
costruttori ad impegnarsi in sforzi finanziari e tecnologici inauditi per ridurre le emissioni nocive allo
scarico dei veicoli, mentre dall’altro non si impegna in alcun modo serio a favorire la più rapida entrata
in circolazione di quegli stessi veicoli, emanando provvedimenti sulla circolazione provvisori e
scoordinati (soprattutto a livello locale) e destinando risorse finanziarie al mantenimento di misure
improduttive in termini tanto di reale riduzione dell’inquinamento ambientale, quanto di
razionalizzazione dell’autotrasporto.

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